DON ANTONIO CORRENTE,IL PRETE MODERNO

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Scomparso a 103 anni, è stato un’ icona dell’insegnamento religioso e culturale di tante generazioni di studenti.

 

Quel suo modo di insegnare la dottrina teologica è stato per anni un riferimento costante nella formazione culturale e religiosa di generazioni di liceali che di lui conservano ricordi indelebili. Sarà stato per quell’essere prete senza risultare mai retorico, sarà stato il suo metodo di insegnamento , fatto di esempi concreti di vita vissuta, o la sua maniera semplice e diretta di spiegare la dottrina religiosa come guida pratica da osservare nella quotidianità di ognuno, certo è che don Antonio era da considerarsi un prete moderno, un ministro della fede che ti incantava con la concretezza dei ragionamenti filosofici rapportati alla conoscenza si della religione teorica, ma soprattutto della importanza di quella praticata.

L’ora di religione di Don Antonio era coinvolgente e mai banale, le sue conoscenze, la sua cultura ed il suo amore per i giovani la rendevano una lezione non solo di fede ma anche di vita ed i suoi consigli sono sempre stati come solchi incancellabili nella formazione di migliaia di giovani che, come me, hanno avuto la fortuna di conoscerlo ed apprezzarlo. Don Antonio poi ha lasciato alla città di Martina un’altra sontuosa eredità: la bellissima Chiesa del “Divino Amore” da lui voluta ed edificata sul suolo donato dalla benemerita famiglia Marturano, chiesa guidata per molto tempo in maniera impeccabile da don Peppino Montanaro, ora parroco di San Martino. Il suo sacerdozio durato 80 anni, è stato un esempio non solo di longevità ma anche di servizio religioso svolto sempre con uno slancio entusiasta e solidale di chi gioiva della attenzione rivolta alle comunità meno fortunate dei quartieri più problematici di Martina. In questa ottica la costruzione della parrocchia del Divino Amore, da lui voluta per la crescita religiosa, ricreativa e associativa di un quartiere popoloso ed in continua evoluzione come quello di Via Mottola-Palombelle, troppo spesso dimenticato delle recenti amministrazioni.